INTRODUZIONE

Di battaglie, nella storia, ne sono state combattute a bizzeffe ma è doveroso fare distinzione in base alle conseguenze che queste hanno avuto. Piccole scaramucce non possono avere la stessa rilevanza di grandi scontri che hanno tracciato la forma del mondo per come lo conosciamo oggi.

Per fare un esempio potremmo chiederci cosa ne sarebbe stato del mediterraneo, e dell’Europa, se Asdrubale Barca avesse vinto la battaglia del Metaponto. Ebbene quest’oggi non vorrei fare supposizioni ucroniche ma parlare di una battaglia avvenuta 1397 anni fa. Una battaglia di cui si parla poco ma che ritengo essere tra le più importanti della storia per i risvolti avuti nel contesto geopolitico globale: sto parlando di una battaglia avvenuta a sud ovest di Medina. Sto parlando della battaglia di Badr.

PREMESSE CULTURALI E RELIGIOSE

Prima di parlare della battaglia credo sia necessario dare qualche informazione politica e culturale dell’Arabia del VII secolo. La religione vigente era il politeismo. Nella penisola vi erano però tracce di cristianesimo, ebraismo e zoroastrismo e queste religioni monoteiste influenzarono il Profeta Maometto. Maometto spingeva per l’adozione di un monoteismo inviso ai qurashiti: una potente tribù commerciale di cui egli stesso era parte in quanto di famiglia Hashim (una branca della sopracitata tribù).

Maometto cominciò il suo progetto di conversione all’interno del nucleo famigliare per poi passare al di fuori di questo ma venne contrastato. Se non avesse incontrato frizioni con tutta probabilità la battaglia di Badr non avrebbe avuto luogo, il Profeta cercò inizialmente di consolidare il suo potere all’interno della tribù kurashita ma senza successo. Gli abitanti della Mecca sembravano restii a questo influsso islamico e così il suo ministero si spostò verso Medina.

Perché Mecca era avversa ad un cambiamento religioso? Per via del potere economico insito nel sito della Ka’ba originariamente di rituale politeista. Il Corano, libro sacro musulmano, dipinge il periodo preislamico come barbaro e anarchico e in questo non ha torto: saccheggi e incursioni erano all’ordine del giorno e la norma in una società ricca grazie ai commerci verso ogni direzione. Un altro punto di criticità erano le fondamenta stesse che reggevano la tradizione tribale: la constante divisione tra nuclei tribali e la guerriglia che questi muovevano ovunque potessero. Qui entra in gioco il concetto di martirio, una concezione che differisce profondamente da quella cristiana. Il soldato di Dio, nell’Islam; ha accezione guerresca e non figurale. Il soldato di Dio è colui che prende le armi e combatte per la fede e questo viene sottolineato ancor più nell’Hadith(il racconto della vita del Profeta)  dove colui che muore in battaglia riceve grandi ricchezze nell’aldilà.

CAUSE DELLO SCONTRO

Dopo aver lasciato la Mecca, Maometto, aveva perso anche i suoi averi: necessitava di fondi per la causa poiché il supporto degli abitanti di Medina non era sufficiente. Maometto optò per i saccheggi di carovane per finanziare la sua impresa: questo fu il motivo principale che lo portò in rotta di collisione con i qurashiti.

Depredare era necessario in quanto Maometto stava cercando di costruire una nuova società da zero, l’obiettivo non era il logoramento altrui ma il proprio benessere.

LA CAROVANA DI ABU SUFYAN

Dalla Mecca alla Siria si muovevano due volte l’anno carovane di grande valore scortate da uomini armati. Una grossa carovana qurashita si stava muovendo proprio su quella rotta: la carovana difesa da Abu Sufyan un uomo con profonde conoscenze militari al cui seguito vi erano 40 uomini in armi. La carovana era composta da un numero impressionante di cammelli stimato attorno al migliaio. Il valore approssimato della carovana era di 50,000 dinari, condivido la definizione fornita dalla Treccani in merito alla suddetta moneta

“dinar La valuta aurea del mondo islamico in epoca classica, nota anche come mithqal. Il nome deriva dal gr. dinarion (lat. denarius), indicante all’origine la moneta argentea, poi sinonimo del solidus aureo nell’area bizantina. “

Un dinar corrisponde a circa 160 euro attuali ma al tempo doveva valere molto di più in quanto l’oro era assai più scarso, un dinar pesava 4,25 grammi ed era coniato in oro a 22 carati.

Facciamo un breve calcolo:

160 euro x 50000=otto milioni di euro odierni, preciso di aver approssimato per eccesso il valore di un singolo dinar da 159,29 a 160 euro

Ma quale era il vero obiettivo di Maometto? La carovana o Abu Sufyan e i suoi uomini?

Le fonti ci suggeriscono la risposta: Maometto desiderava entrambe le cose.

È appurato che spie musulmane seguirono la carovana ma Maometto decise di attendere, Abu Sufyan aveva infatti dispiegato “occhi” per studiare i movimenti musulmani. Sufyan credeva che da un momento all’altro la carovana sarebbe stata attaccata: decise, perciò, di inviare un messaggero in madrepatria per chiedere rinforzi.

L’armata di Maometto da Medina, la carovana di Sufyan di ritorno dalla Siria e un’armata di rinforzo dalla Mecca: due fazioni si stavano per scontrare.

LA BATTAGLIA

Maometto marcia con i suoi 314 uomini in Badr e si preoccupa immediatamente di porre sotto il suo controllo i pozzi, una mossa da vero stratega: controllare l’acqua significava avere un grande vantaggio logistico.

Il 17 marzo 624 i qurashiti si mossero, arrivarono nella valle e si divisero secondo prassi in piccoli sottogruppi basati sull’appartenenza tribale. I qurashiti contavano su di un migliaio di guerrieri e un numero considerevole di cavalli e cammelli

La battaglia si apre con duelli singoli tra i campioni dei rispettivi schieramenti come usanza del tempo, successivamente vi fu una pioggia di frecce scagliata da ambo le parti. Maometto ordinò poi la carica che ruppe le fila nemiche e portò alla morte di 70 nemici e la cattura di altri 70. Dei 70 prigionieri venne chiesto un riscatto che portò ulteriori fondi alla causa islamica. Dei combattenti musulmani solo 14 caddero e vennero subito dichiarati martiri. Maometto dopo la vittoria inviò emissari alla Mecca, questo comportò un prestigio notevole in quanto un piccolo, e male organizzato, esercito riuscì a sconfiggerne uno più consistente e ben equipaggiato. Una vittoria tanto simile a quella francese sui prussiani nel 1792 a Valmy. Una vittoria dove lo sfavorito esce vincitore contro ogni pronostico.

Bibliografia e fonti

Davis, Paul K. 100 Decisive Battles. Santa Barbara, California: ABCCLIO, Inc., 1999.

https://www.numismaticavaresina.it/monete-doro/islam/c1/s379.html

https://www.numismaticadellostato.it/pns-pdf/materiali/BdNonline_Materiali_35_2015.pdf

Studi universitari

Treccani

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