Il boia della Val Brembana.

Una conformazione territoriale che prende il nome dal fiume che vi passa attraverso: il Brembo. Una valle fatta perlopiù di miseria, tragedie umane e potenti che nel corso dei secoli hanno tentato di imporsi sugli abitanti della zona. Poche glorie, pochi successi… nemmeno questi se non vi fosse stata la spinta liberty di San Pellegrino Terme.
La stessa San Pellegrino da cui proveniva il Tomason, di cui probabilmente nessuno ha mai udito il nome e le gesta prima di leggervi qui il suo nome. costui figura nei libri paga del comune di Bergamo: 1508, voce giustizia… Esecutore materiale della legge, Tomason era il boia ufficiale del territorio.
In alta Val Brembana l’accrescitivo veniva usato per gli individui con alle spalle un passato di latitanza e di violenza, non sono note però le malefatte di tale uomo; si sa solo che Bergamo necessitava di un boia, il mestiere che faceva fuggire il popolo al solo udire quelle quattro lettere.
Non sono note le sue malefatte si sa solo come fosse un condannato a morte, probabilmente un assasssino, e che si offrì volontariamente come boia per la giustizia che voleva strappargli la sua stessa vita. Il comune di Bergamo accettò, era un mestiere necessario: si trattava di torturare, punire, flagellare… non solo di eseguire scenografiche condanne a morte.
Il giorno che prese servizio troncò di netto la testa ad un certo Giacomo di Olera, impiccò un paio di settimane dopo un condannato a morte nembrese e poco più tardi uno di Verona.
Di lui non si hanno più notizie a partire dal 1508, gli ultimi compensi: quattro soldi per due lupi. La fredda mano del boia non si limitava alla specie umana, la sua figura si occupava anche degli animali pericolosi che andavano scuoiati e i cui resti dovevano essere bruciati.
Non ci resta che domandarci che fine abbia fatto Tomason e riflettere: forse, come in tutte le cose, riesce meglio ciò che si ama fare.

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