INTRODUZIONE

813 anni fa, in questo giorno, papa Innocenzo III firmò la condanna a morte di centinaia di migliaia di innocenti: bandì una crociata volta a epurare l’Occitania e la Linguadoca, regioni nel sud della Francia, da una fede che da troppo tempo risultava scomoda al progetto papale di unità cristiana. Quegli uomini, quelle donne, quei bambini, quegli anziani… Quegli innocenti avevano l’unica colpa di predicare una fede diversa: il catarismo. Un’eresia autoctona nata due secoli prima nella regione di Albi (da qui il termine che descriveva i seguaci: “albigesi”). I catari ricevettero dal signore di Provenza, e dal conte di Tolosa, il permesso di predicare nei villaggi e ricevere elargizioni di danaro. Ma l’approvazione non fu esclusivamente ricevuta dal potere temporale, tutt’altro! Domenico da Guzman ebbe modo di entrare in contatto con i catari e furono proprio gli ideali di questi ultimi a dargli l’impulso di fondare nel 1215 il suo ordine. Ma in cosa consisteva la dottrina di costoro?

IL CATARISMO

I catari seguivano una dottrina dualista che si fondava sul rapporto oppositivo tra materia e spirito, lottavano per una chiesa di poveri affidandosi alla parola di Gesù; rifiutavano i beni materiali così come i desideri carnali e ciò li porto a rifiutare perfino il matrimonio che, per loro, non era altro che un metodo per ingrossare le fila degli schiavi del male e quindi di Satana. Proprio per questo rifiuto della sessualità, e questa identificazione del coito nel male più assoluto, anche la loro dieta era particolare: niente alimenti che derivassero dalla riproduzione sessuale (carni, uova e latte) questi avrebbero potuto essere vegani di prima ora se solo avessero tralasciato di mangiare pesce (credevano che i pesci non si riproducessero per via sessuale). Un altro punto di rottura consisteva nel credere che Gesù non fosse venuto sulla terra come Dio e uomo ma come angelo con sembianze umane. La liberazione dal male era il fine ultimo della dottrina e questo avveniva solo con la morte. Una morte che, a volte, veniva appositamente cercata lasciandosi morire di fame. Questi sono i presupposti di una fede che andava sradicata con le buone, la conversione, o con le cattive, la morte: ma come si poteva pensare di impaurire con la morte coloro che la morte anelavano?

LA CROCIATA HA INIZIO

Papa Innocenzo III cercò di combattere il catarismo con cistercensi capeggiati da Pietro di Castelnuovo. L’assassinio di quest’ultimo nel 1208, a opera di sconosciuti, fu il casus belli impugnato contro il conte di Tolosa: Raimondo VI. La crociata aveva inizio. Intorno alla metà del 1209 50000 crociati si trovavano fuori dalle mura di Carcassone, uno dei centri del catarismo, altri si stavano dirigendo in Linguadoca dalla città di Lione. Il 12 luglio 1209 i crociati raggiunsero Beziers e chiesero che i catari uscissero dalle mura, ricevettero un piccato “No”. Il giorno dopo la città cadde dopo una sortita fallita che diede la possibilità agli assedianti di penetrare all’interno. Il comandante dei crociati rispondendo ad un soldato che gli chiedeva come distinguere i cattolici dai catari gli rispose usando una citazione dalla Seconda lettera a Timoteo di san Paolo: “Dio conosce quelli che sono suoi” (2Tim. 2, 19). L’intera popolazione venne passata a fil di spada senza distinzione tra cattolici e catari. Saputa la notizia del massacro di Beziers la città di Narbona si arrese ma Carcassone era decisa a difendersi forte delle sue difese imponenti. Il 1º agosto 1209 le truppe crociate arrivarono sotto la città ben consapevoli della sfida che le aspettava, ricorsero allo stratagemma del logoramento degli assediati e così tagliarono l’approvvigionamento idrico che confluiva all’interno della roccaforte. Il 15 agosto la città si arrese ma in questo caso gli abitanti scamparono al massacro a condizione che sottostessero all’umiliazione di lasciare la città ignudi e così fecero. Nel 1209 Simone di Montfort effettuò una manovra di controllo di tutte le terre circostanti, le città caddero una dopo l’altra per poi ribellarsi frequentemente data la mancanza di controllo capillare sui singoli abitati. L’obiettivo successivo era il castello di Lastours, questo respinse un primo attacco del dicembre del 1209 e l’assedio si interruppe durante l’inverno. Gli assediati ebbero fortuna? No, l’ebbero soltanto temporaneamente in quanto le truppe che cingevano il castello ricevettero rinforzi. I catari che rifiutarono l’offerta di convertirsi accettarono l’alternativa: il rogo. Nel 1212 i crociati arrivarono a circondare la contea di Tolosa, il cui conte Raimondo VI non partecipava alla crociata. Simone di Montfort gli chiese di consegnare tolosani sospetti di eresia; Raimondo VI rifiutò, venne scomunicato e così diede il via all’invasione dei suoi territori.  In risposta, al suo fianco, venne in aiuto suo cognato il re d’Aragona Pietro II. Il re aragonese muore nella battaglia di Muret del 12 settembre 1213 e così Tolosa, e parte della Provenza, venne conquistata.

I PROBLEMI SEMBRANO NON FINIRE MAI

Nel novembre 1215 Raimondo VI di Tolosa viene privato dei suoi possedimenti che passano a Simone da Monfort, questo espropria sostanzialmente il sacro romano impero di alcuni suoi territori in Provenza e ciò avvenne senza consultare Ottone IV. A Raimondo VI fu garantita una rendita annua di 400 marchi d’argento, i territori non ancora conquistati dai crociati sarebbero stati dati al figlio di Raimondo VI una volta maggiorenne. Raimondo VI non era intenzionato a lasciare correre senza lottare e così nel 1217 rioccupò Tolosa dopo aver passato l’anno precedente a fomentare rivolte nella Linguadoca. Simone da Montfort rimise sotto assedio Tolosa ma morì colpito da un masso scagliato da un mangano degli assediati. Suo figlio Amalrico non era all’altezza del padre e così non riuscì nella conquista. Nel 1222 il conte di Tolosa Raimondo VI morì. Luigi VIII, re di Francia, scese in campo dopo aver ottenuto la scomunica di Raimondo VII, figlio di Raimondo VI, e lanciò la crociata nel 1226: in poco tempo prese possesso di tutta la regione in mano eretica. Il re francese Luigi VIII dichiarò che le terre appena prese in possesso gli appartenessero e organizzò la Linguadoca come dominio della corona.

CONCLUSIONI E RIFLESSIONI

Una guerra combattuta contro un’eresia in ascesa ma di potenziale di fuoco limitato, la dottrina stessa di quest’ultima era votata alla pace e questo lo si può evincere dai suoi precetti. Il rifiuto del matrimonio e della proprietà privata minavano però le fondamenta stesse del regime feudale basato su di una fascia di popolazione che generasse prole da poter sfruttare come manodopera e che potesse essere tassata dal signore. Quante persone perirono durante questo massacro attuato dai signori feudali cattolici e voluto dai vertici della chiesa? E’ difficile quantificare con esattezza il numero ma si pensa ad un numero compreso tra 200000 e un milione nel solo sud della Francia. Un numero impressionante soprattutto dopo aver considerato la popolazione dell’odierna Francia che ammontava a 16 milioni di abitanti. Un colpo durissimo alla società occitana sferrato con la speranza di poter preservare lo statuto vigente, eppure i catari non sparirono del tutto. L’inquisizione prese le redini dell’epurazione per i successivi 50 anni e ripulì la zona segnando anche la fine della cultura sociale e letteraria del luogo. Questa è la storia, una parte di essa, di un genocidio lontano nel tempo ma geograficamente a noi vicino.

FONTI

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/02/07/il-vero-massacro-dei-catari.html

http://www.iniziativalaica.it/?p=3917

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