In questo giorno, 576 anni fa, nasceva a Firenze il pittore rinascimentale che più avrebbe influenzato la corte medicea negli anni a venire. Il suo stile elegante e raffinato si inquadrò perfettamente in un quadro di forte rinnovamento culturale e filosofico. Dedicò il suo genio alla ritrattistica, ai soggetti religiosi ma è apprezzato largamente per le sue opere di matrice Mitologica e allegorica. Sto parlando, ovviamente, di Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, conosciuto come Sandro Botticelli. Vorrei ricordarlo con uno dei suoi capolavori, un’opera conservata alla Galleria degli Uffizi. Un’opera datata attorno all’anno 1480 e realizzata con tempera su tavola in legno di pioppo (203×314 cm): la “Primavera”. Quale miglior quadro per cominciare al meglio il mese di marzo?
Nove figure su di un prato costellato di fiori, la scena è ambientata nel giardino sacro di Venere situato a Cipro. Sulla sinistra Mercurio, con caduceo per scacciare la pioggia, e Cupido In primo piano a destra. Zefiro ghermisce in un abbraccio la ninfa Clori. Al centro della composizione con vesti modeste possiamo apprezzare la figura di Venere. Le tre grazie, invece, sulla sinistra. L’opera è la glorificazione dell’amore e della prosperità. La scura vegetazione, il pigmento è invecchiato con il passare dei secoli, è come illuminata dall’abbondanza dei frutti. La cura per i dettagli è maniacale, 138 tipi diversi di specie vegetali sono stati individuati: ciò segnala lo studio approfondito che il Botticelli investì nello studio di erbari medievali e nell’osservazione, dal vero, di ciò che la natura del tempo poteva offrire. La filosofia dell’amore di Seneca e il neoplatonismo ficiniano si fondono in quest’opera densa di sincretismo e metafisica di tradizioni diverse ma contigue.
Ciò che più colpisce dell’opera è il suo linearismo, la sintesi dei colori dona un colore marmoreo alle figure. La muscolatura leggera e ben definita del giovane Mercurio, la consistenza gommosa dei corpi quasi privati delle proprie parti solide, le pose eleganti delle figure femminili… Tutto questo ci indica una conoscenza anatomica approfondita e asservita al genio dell’artista che piega la scienza del corpo alla bellezza artistica. Tipica del tempo è la ricerca dei volumi e della resa materiale delle vesti generando la sensazione, a chi guarda l’opera, di poter toccare la morbidezza e leggerezza di quest’ultime.
La “Primavera” incarna l’umanesimo fiorentino: l’armonia e la bellezza ideale sono padrone della tempera. La perfezione data dalla sinuosità delle figure e dal loro libero ondeggiare nella composizione è musica per i nostri occhi.
Fonti:
https://www.uffizi.it/opere/botticelli-primavera
Aby Warburg, Botticelli

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